25 May 2020

Magazine indipendente sui motori

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Ghosn prende parola nel caso che lo vede con un mandato di arresto in Giappone e spiega come, a suo parere, si tratti di un vero e proprio complotto.

L’arresto sarebbe arrivato “totalmente di sorpresa, come accadde agli americani a Pearl Harbor”.

Tutto sarebbe legato all’integrazione tra la Nissan e la Renault.

Secondo Ghosn, i problemi sarebbero iniziati quando “sono cominciate le perdite per la Nissan: c’era molto nervosismo ed è allora che hanno concepito il complotto con la procura”.

Ghosn ha affermato di aver portato la casa Giapponese a guadagnare “oltre 20 miliardi di dollari” di utili.

Secondo Ghosn, i risultati dopo di lui “sono crollati: era lui il responsabile, doveva trovare lui le soluzioni”.

Si parla poi di alleanze e azioni.

“Non volevano che la Renault acquisisse maggiore peso nell’Alleanza. Pensavano che facendo fuori me avrebbero risolto il problema”.

Il progetto sarebbe quindi quello di impedire a Ghosn di realizzare la fusione.

“Ero pronto per andare in pensione prima di giugno 2018. Purtroppo, ho accettato l’offerta di proseguire per continuare a integrare le due società. Ma alcuni dei miei amici giapponesi pensavano che l’unico modo per sbarazzarsi dell’influenza della Renault sulla Nissan fosse sbarazzarsi di me”.

Ghosn non manca di fare nomi importanti e accusa Hitoshi Kawaguchi, responsabile degli affari istituzionali, Hidetoshi Imazu, reparto revisione contabile e lo stesso consigliere Masakazu.

Ghosn ha accusato anche diversi esponenti del governo Giapponese, dei quali non farà nomi per proteggere il Libano da eventuali ritorsioni.

Una affare che potrebbe far tremare il mondo nipponico e ribaltare la situazione.

Al momento, la versione di Ghosn non è comprovata, se dovessero emergere testimonianze a suo favore, il caso potrebbe trasformarsi radicalmente.

Una vera e propria spy story, nel mondo delle auto che coinvolge tristemente alcuni dei nomi più importanti ed amati del mondo delle quattro ruote.

Auto straniere

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